PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ ALL3 ATTIVIST3 di PALESTINE ACTION
PRESIDIO A ROMA IN SOLIDARIETÀ ALL3ATTIVIST3 di PALESTINE ACTION
Marcoledì 14 Gennaio
18.30
Piazzale Porta Pia
Nel Regno Unito è in atto una repressione brutale contro gli attivisti di Palestine Action, colpevoli di aver colpito direttamente l’industria bellica israeliana bloccando e sabotando le fabbriche di armi di Elbit Systems, responsabili della produzione di armamenti utilizzati nel genocidio del popolo palestinese.
Otto attivisti sono detenuti preventivamente in modo illegale.
Tre di loro sono in sciopero della fame e in pericolo di morte immediata.
Non si tratta di un rischio astratto: le loro condizioni sono critiche, irreversibili, ogni giorno può essere l’ultimo.
Lo Stato britannico si sta assumendo consapevolmente la responsabilità politica e materiale di ciò che potrebbe accadere.
-Heba è al 67° giorno di sciopero della fame, con gravi danni fisici e neurologici.
-Kamran è al 60° giorno, con problemi cardiaci e perdita dell’udito.
-Lewie, attivista diabetico, è al 46° giorno di sciopero della fame intermittente.
Stanno mettendo il proprio corpo tra la vita e la morte perché ogni altra forma di giustizia è stata loro negata.
La loro fame è fame di giustizia.
Per questo mercoledì 14 gennaio saremo in presidio davanti all’Ambasciata britannica, per esprimere solidarietà agli attivisti in sciopero della fame e denunciare le responsabilità dirette dello Stato che quell’ambasciata rappresenta.
La Gran Bretagna è storicamente complice del genocidio del popolo palestinese: dalla Dichiarazione di Balfour al sostegno politico, militare ed economico a Israele oggi.
La repressione contro Palestine Action è la prosecuzione diretta di questa complicità.
Ma la repressione è globale.
I governi occidentali, l’Unione Europea e l’Italia sono complici del genocidio.
L’Italia è il terzo esportatore di armi verso Israele e, allo stesso tempo, sta intensificando la criminalizzazione del movimento di solidarietà con la Palestina.
Anche qui è in corso una repressione del dissenso: una guerra politica e psicologica contro chi scende in piazza, perché le mobilitazioni hanno messo in difficoltà il governo italiano, come già accade in molti altri paesi.
Si tenta di accelerare l’approvazione dei decreti Delrio-Gasparri, che mirano ad accostare in modo deliberato e strumentale antisemitismo e antisionismo, due concetti radicalmente distinti, con l’unico obiettivo di silenziare ogni critica a Israele e al progetto sionista.
Di fronte a questo scenario non basta indignarsi.
Dobbiamo mobilitarci per difendere lo spazio politico del dissenso.
Non farci intimidire.
Non arretrare di fronte alla repressione.
Continuare a essere presenti nelle piazze, nelle strade, ovunque sia necessario.
La lotta per la Palestina è una lotta contro il colonialismo, il militarismo e l’autoritarismo globale.
O è internazionalista o non è.
Contro il genocidio.
Contro la repressione.
Contro la complicità dei governi.
LIBERTÀ PER TUTT* I PRIGIONIER*